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15/09/2020

Consigli

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Covid-19 e neonati: il punto della situazione

Vediamo, allo stato dell’arte, quali sono le novità in ambito pediatrico per ciò che riguarda la pandemia di SARS Covid-19, con particolare riferimento al periodo neonatale e alla primissima infanzia.

Le attuali evidenze sembrano dimostrare che il virus non supera la barriera placentare e quindi il bambino, nel ventre materno, non è a rischio. Potrebbe contrarre l’infezione, in forma molto blanda, dopo la nascita, se esposto al virus. Il latte materno, che contiene anticorpi, continua ad essere un alleato per il mantenimento del benessere del neonato.

Uno degli aspetti più singolari legati alla pandemia di SARS Covid-19 nel mondo è il seguente: i bambini piccoli sono la fascia di età che sviluppa meno di frequente la malattia correlata e, al tempo stesso, è molto raro che i sintomi a essa associati siano di una certa gravità. Certo, non mancano le eccezioni legate alla possibile insorgenza di malattia di Kawasaki (o simil-Kawasaki), ma in generale possiamo affermare, attraverso i dati epidemiologici attuali, che la prima infanzia è un periodo della vita meno colpito da questa specifica infezione. Ciò nonostante le ricerche in merito proseguono e diverse società scientifiche, tra cui la Società Italiana di Neonatologia, hanno pubblicato, con l’avanzare delle conoscenze, alcuni documenti di indirizzo che servono a fare il punto di tutte le osservazioni, gli studi, le ricerche effettuate su questo specifico segmento di popolazione.

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Le mamme positive non danno alla luce bambini positivi

Attualmente non vi sono evidenze di una trasmissione verticale di malattia da madre a figlio poiché il virus sembra non attraversare la placenta. In genere i nati da mamme positive sono negativi al momento del parto e le possibili infezioni potrebbero verificarsi solo successivamente. Ovviamente anche questa eventuale trasmissione virale, di tipo orizzontale, pur dovendo essere trattata con tutte le cautele del caso, raramente dà una sintomatologia grave e, quindi, gli eventuali ricoveri sono da considerare essenzialmente precauzionali, a cui segue una dimissione in breve tempo, appena accertato il decorso benigno della malattia.

Covid-19 e neonati: il punto della situazione

Perché i neonati sono meno aggrediti da SARS Covid-19

La prima ipotesi che ha provato a spiegare questa affermazione prevede che, paradossalmente, proprio l’immaturità immunitaria dei bambini finisca con l’essere un fattore protettivo verso  reazioni iperimmuni  che spesso hanno complicato i quadri clinici di tanti giovani adulti nel pieno delle forze. Questa idea, però, si è presto accompagnata a un’altra, basata sulle modalità di infezione di SARS Covid-19. Questo virus, infatti, sembrerebbe utilizzare come porta di ingresso cellulare un particolare recettore chiamato ACE, il quale è poco presente nelle cellule dei bambini. Queste due spiegazioni incrociate potrebbero aiutarci a capire come mai i bambini si ammalano meno e, quando si ammalano, spesso lo fanno in forma non grave.

Come regolarsi per l’allattamento

Questo è un altro aspetto molto importante, anche per il valore relazionale che l’allattamento svolge tra mamma e bambino. Ebbene, se le condizioni cliniche della mamma, positiva al virus, lo consentono, numerose osservazioni internazionali hanno stabilito che la mamma può allattare, utilizzando le procedure di sicurezza abituali che consistono nel lavare le mani prima e dopo aver toccato il bambino e nell’indossare una mascherina. Il latte materno non è un veicolo di infezione del virus e, anzi, contiene anticorpi utili al bambino a proteggersi contro le malattie infettive. Eventualmente, se la situazione lo richiede (ad esempio, se la madre non è nelle condizioni di allattare o in caso di isolamento materno in casa), è possibile somministrare il latte materno con un biberon, dopo averlo ottenuto attraverso un tiralatte.

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